50 sfumature mai lette, ma molto discusse

Premesso che non l’ho letto, ci ho preso gusto a leggere e scrivere e discettare di “50 sfumature di grigio”, il best seller che ha sdoganato un certo porno-sadomaso, ha fatto la fortuna di una mammina inglese e ha inaugurato un (sotto)genere di cui sentiremo parlare ancora a lungo.
Tutto iniziò per me con un paio di recensioni online scritta da persone del cui parere di lettrici mi fido (Giuliana e Linda): entrambre se ne facevano beffe e la seconda da par suo senza troppi giri di parole (not safe at work, ecco).
Poi non passava giorno senza che ne leggessi male in giro (qui Severgnini). Ma intanto se ne parlava dappertutto, anche in spiaggia e da Vanity apprendevo quali erano le scene imperdibili, quali i picchi hot del’intera trilogia. Eppure mi dicevo, non può essere davvero così mal scritto no? Insomma, quando per la prima volta ne ho letti dei passi (ovviamente quelli hot), qui sul Post, quasi non ci credevo. Era davvero così.
E allora ho pensato a un mestiere che ho fatto ormai più di 10 anni fa. Editavo libri per una collana rosa, Harlequin Mondadori. In quei mesi imparai che ci sono diverse gradazioni di rosa: c’erano e ci sono ancora sotto-collane tendenti al rosso fuoco. Che ovviamente va sempre inserito in quel filone, quindi era un rosso fuoco molto moderato. Ora io ho perso un po’ il polso ma mi dicono che ci sono anche collane storiche, vampiresche e ovviamente in tutte c’è (anche) una spruzzata di hot. Poi c’è il filone più rosso-hot, che è quello più vicino alle Sfumature.
Il mio lavoro era più semplice se l’anello precedente, il traduttore, faceva un lavoro accurato. Meno il testo lo curava lui (magari anche perché non riusciva a levargli dei difetti della versione orginale), più importante diventava il mio di ruolo. E a volte diventava anche divertente. Ogni tanto qualche filo della trama si slegava un po’ e io dovevo riannodarlo, novello burattinaio di storie d’amore piuttosto stereotipate tra Las Vegas e la Florida. A volte, le scene di sesso venivano tradotte solo in parte. Il traduttore tagliava un po’ troppo e io dovevo ripristinare. Non indagavo su quali ragioni – religiose, contrattuali, letterarie – fossero all’origine della mancanza. Ma gettavo il cuore oltre l’ostacolo e con entusiasmo mi lanciavo nell’impresa. Provateci voi a scrivere una scena di sesso in un libro rosa, rispettando il linguaggio, lo stile, i personaggi, eppur facendo emergere un po’ di dinamismo, qualche brivido, della tosta carnalità, sebbene harmonicamente moderata.
E in 50 sfumature ho trovato proprio questo stile, queste allusioni, queste ripetizioni, questo pudore a chiamar le cose (i genitali per esempio) col loro nome.
Tornando a oggi, è accaduto che ne ho scritto – in breve ovviamente – su Twitter-Facebook e una persona dopo un po’ mi ha risposto: “Zio ma io l’ho letto perché mi fido delle tue segnalazioni… ma stavolta ti sei sbagliato, 50 sfumature è una cagata”. E mi viene il dubbio che qualcuno legga troppo velocemente i miei status.
E poi c’è questa storia dello sdoganamento del sadomaso (aka BSDM), che volendo lì c’è tutto un mondo da scoprire.
E quarantamanonlidimostra parla proprio di questo: degli effetti collaterali più piacevoli, di quanto la lettura massiva del libro stia scatenando curiosità inedite e inespresse nelle lettrici italiani di ogni età (e che generalmente non leggono molto).
(Ecco, poi però quando mia madre (vedova, 72enne) ha detto “Ne parlano tutti… lo leggerei anche io che ne dici?” Ahem, mamma anche no, dai. E glielo dissi ripensando a come era uscita… come dire ringalluzzita dal cinema dove con le amiche aveva visto Irina Palm: “Maddai? davvero esistono queste cose? Ragazze… apriamo un’attività?”
Una bella analisi del fenomeno editorial-commerciale la trovate su Ninja Marketing, firmata Adele Savarese. Che poi volendo il discorso si allarga alla questione del successo delle saghe letterarie. Ma non divaghiamo.

Insomma, non l’ho letto e non mi piace. Ma sono un sacco curioso. Per questo oggi andrò a curiosare anche alla presentazione milanese di 50 sbavature di Gigio, di Rossella Calabrò.

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